Quella sera, Davide, tornò un po’ più tardi del solito a casa. Trangugiò velocemente la cena senza spiccicare una parola con i genitori, per poi alzarsi e correre dritto filato in camera.
Quello che davvero lo spinse a correre così veloce, non è mai stato chiaro a nessuno.
La gente corre perché è in ritardo, corre per dimagrire, o magari corre perché ha voglia di sentire il vento fischiare nelle orecchie e alitare sui lobi.
Davide correva perché era incredibilmente innamorato.
Lui aveva quasi quindici anni, un vecchio adolescente.
Era sì, giovane, ma Davide non amava come amano tutti gli adolescenti, lui era innamorato come i bimbi. Amava di quell’amore che se tradisci, ferisci o spezzi, dal rimorso ti distrugge e ti cambia la vita.
Quella sera, appena chiusa la porta della stanza, Davide, prese la sedia della scrivania, si sedette e iniziò a scrivere.
Penna, inchiostro, o tastiera e computer, non si sa. Si dice solo che Davide scrivesse perché era incredibilmente innamorato di una ragazza.
Diceva così:

“Amore mio bello. Shhhh, sto cercando di fare meno rumore il possibile, non voglio entrino in stanza e mi interrompano. Spero solo Noemi non entri cantando per prendere qualche giocattolo e disturbi questo mio momento di estrema dolcezza. Spero leggerai al più presto tutto ciò e che quando lo leggerai ti spunterà un grosso sorriso, uno di quelli tuoi… uno di quelli magnifici; dio, quelli che rendono davvero il mondo un posto più accogliente.
Ah, e quelli che rendono la mia vita, una vita.
Prima di continuare, ti prego inizia ad ascoltare la nostra playlist.
Shh, amore, non fare rumore che altrimenti mi interrompono e non voglio.
Ho le cuffie nelle orecchie e l’unica cosa che sento è una bellissima voce che continua a chiamare una certa Dalila.
Ma ci hai mai pensato?! Questa canzone me l’hai fatta ascoltare tu, eravamo ancora amici ricordi?
Poi io l’ho ascoltata per tutto il giorno, mi sono svegliato ascoltandola, ho mangiato ascoltandola, sono stato a scuola con la cuffietta nascosta nella felpa e la mano vicino all’orecchio così da tener tutto nascosto e continuare ad ascoltare quella magnifica canzone.
Perché è diventata la nostra?
Parla di una Dalila, di un cantante e di distanza.
Noi non siamo distanti.
Ma è la nostra, dio quanto mi brillano gli occhi solo a sentirla, quanto brillano a te, quanto brillano a noi.
Probabilmente è che quando siamo distanti, anche di mezzo metro, ci sentiamo infinitamente lontani.
Forse è questo.
Non si scindono due cose che sono nate per stare insieme, ed è proprio questo se ci penso, sì.
E’ la nostra canzone perché siamo stati progettati per sentirci completi in un abbraccio e quando le mie dita non riempiono gli spazi fra le due, mi sento a metà.
Dio, quanto amo quella canzone davvero.
Ti chiederai perché adesso sto scrivendoti di nuovo.
Non lo so, non ho bisogno di un motivo, io ti scriverei tutto il giorno.
Io scrivo per vivere, meriteresti che io ti scrivessi ogni nanosecondo di questo mondo, tutti i fiumi di parole che ci diciamo in uno sguardo, vorrei tanto essere capace di scriverteli, perché lo scritto rimane più di ogni altra cosa, e puoi sentirci il profumo quando sei sola e hai bisogno di un abbraccio.
Io non vorrei mai rimanerti sola, Oriana.
Purtroppo quando dio inventò la nostalgia e la distanza, e poi creò noi due, dimostrò totalmente agli esseri umani che per loro voleva e vuole solo il male.
Sei bellissima.
Ho tanta voglia di baciarti, e di fare l’amore con te e poi magari baciarti ancora, e ancora, ancora, e ancora.
E poi di baciarti ancora, di morderti il collo, e di stringerti quei fianchi fino a farli rompere, ti stritolarti in un milione di abbracci perché più ne ho e più ne voglio, e più ne avrò e più vivrò.
Scrivo di fretta e furia, vorrei tanto potertele sussurrare all’orecchio, dolcemente, piano…mentre il mio respiro ti solletica il lobo e tu muori dalle tue stupende risate.
Io ti amo.
Dio sei bellissima, tu e le tue risate.
I tuoi sorrisi, sono punti luce, brillerebbero al buio e darebbero luce a metropoli dalla tanta energia che fanno.
Il tuo sorriso merita tanto di essere baciato proprio adesso, e le tue labbra di essere morse costantemente perché mi ispirano tanto di quel sesso che non puoi capire.
A volte ti reputi brutta, dici che non hai un bel fisico… che non vorresti le gambe che hai, che vorresti toglierti la tua immaginaria ‘ciccia’ dalla pancia.
Quanto mi fai incazzare.
Dio sei bellissima, è la terza volta che te lo dico e non smetterei mai di ripetertelo.
Io con il corpo che reputi imperfetto, ci farei l’amore tutto il giorno, tutto il tempo e con la persona che sei, ho voglia proprio di passarci tutta la vita.
Voglio essere quella frase nella bocca delle persone che dirà:
“Si sono trovati a quattordici anni, e a novanta sono ancora qui, prendono in giro il tempo e la morte perché ogni parametro umano è azzerato per due persone che si amano tanto.”
Non puoi capire quanta forza trovo nei tuoi occhi, noi siamo una forza, il nostro amore lo è.
Te lo dirò sempre e non smetterò mai di dirtelo.
Shh amore, sento che sta arrivando qualcuno e devo smettere di scrivere.
Spero ti abbia fatto sorridere.

Post Scriptum: Ricorda che io non ho mai amato nessuno tanto, e mai amerò. Se, dio piango solo a pensarlo, un giorno non sarai più al mio fianco, nessuno prenderà il tuo posto, okay? Nessuno, va bene? Continuerò a scrivere di me, di te, di noi, insieme e forse tutti penseranno che io ti avrò dimenticata per un qualche motivo.
Non si dimentica il motivo per cui si inizia a vivere
, ti amo piccola mia.

Tuo, Davide.

(via lamiafelicita-lavivoconlei)

"non si dimentica il motivo per cui si inizia a vivere" 

(via tichiedoseresti)

(Fonte: vivevelox-concideiuvenis, via tichiedoseresti)

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Yin And Yang